IN SCENA

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ZAKHOR: I CONFINI,

memorie di storie migranti

 

Zakhor in ebraico significa – ricorda.

E’ l’ultima parola che l’autore del libro

“Io sono confine”
(Shahram Khosravi ed. Elèuthera, 2019) utilizza per indicare la memoria, mai da perdere, di tutti coloro che sono stati costretti a “essere confine”.


Il gruppo teatrale bovisateatro ha conosciuto l’autore, un antropologo iraniano, che ha scritto un
saggio per spiegare le molteplici interpretazioni del concetto di confine privilegiando le storie dei
migranti incontrati durante il proprio viaggio dall’Iran alla Svezia.Oltrepassare il limite, la frontiera comporta la perdita di identità e di memoria. Si scappa perdendo
i propri diritti, alla ricerca di nuove identità che vengono troppo spesso brutalmente offese sulle
soglie dei confini. Eppure su questi limiti, su questi confini, si creano e si intrecciano relazioni e
incontri per ritrovarsi e raccontarsi. E sono così le storie, nell’incontro e nei rituali, che possono
ridare un senso a quanto è avvenuto. Il racconto delle storie personali può essere e, vorremmo che
lo fosse, una modalità per riconoscerci tutti persone portatrici di diritti. Essenziali e simbolici gli
elementi di scena a rappresentare confini, prigioni, frontiere e muri. Così i personaggi
rappresentano tutti i migranti, i soldati, le vittime, i rifugiati, i disperati, i trafficanti di uomini, i bravi
o i cattivi cittadini che si incontrano sulle soglie e sulle rotte delle migrazioni.


REGIA: Giuseppa Silicati

CON: Aldo Sachero, Cinzia Sammito,
Franco Bastari, Giuseppa Silicati,
Lorenzo Ravelli, Nicola Tedone

 

AIUTO REGIA:
Lorenzo Ravelli

 

COSTUMI-OGGETTI DI SCENA:
Giancarla Venturelli

 

AUDIO E LUCI:
Lorenzo Ravelli, Giuseppe Buglione,
Paolo De Giuli